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sabato 12 giugno 2010

Silenzio!

Di questa tivù non se ne può più

SILENZIO! Qui ci sono io. Vero, unico maestro, insostituibile, detentore di tutti i saperi: io dico… io decido... io educo.

Quanto ha spaventato in quest’ultimo periodo l’annuncio del ritorno del maestro unico nelle nostre scuole?
Se ne sono dette tante!
Ci si è preoccupato per la qualità dell’insegnamento e per l’ovvia restrizione dell’offerta formativa.
Ma nulla è stato detto e nulla si dice sul predominio incontrastato della vera, unica fonte di cultura e di educazione nel nostro paese, della creatrice dei modelli standard di comportamento e dei costumi nostrani, dell’ unico vero insegnante, detentore del sapere diffuso, vigente in Italia ovvero la televisione che con i suoi insulsi programmi sta condizionando inevitabilmente intere generazioni. A poco serve elencare i pochi format significativi e istruttivi, come i documentari, che oramai non servono più a bilanciare il degradante e mortificante palinsesto televisivo.

Al grido “Della televisione non se ne può più” gli alunni del nostro Circolo Didattico ( I CD di Vico Equense) del Corso teatrale, extracurriculare, hanno dato vita ad uno spettacolo di tutto rispetto.


Il motivo dominante del racconto inscenato dai ragazzi è stato l’influenza negativa dei programmi televisivi sull’educazione dei ragazzi e la loro ingerenza nelle dinamiche socio-affettive della famiglia.



L’attacco dunque è stato rivolto al televisore, al mezzo mediatico più pervasivo nella vita degli utenti, troppo spesso incauti e sprovveduti... allo strumento più pericoloso perché capace di condizionare con i suoi dementi programmi la loro vita abituandoli ad una fruizione passiva e acritica del messaggio audio-visivo. Tutto questo si traduce poi in teledipendenza, in assuefazione e in omologazione di comportamenti cioè del modo di vestire, di agire e di pensare che vanno a tutto danno della crescita del pensiero logico, divergente, critico e riflessivo.

Difatti, la televisione sta formando la generazione dei “telebamboccioni”, spersonalizzati e asociali, disposti a tutto pur di apparire per pochi minuti in video, a dimostrare per lo più quello che non si sa fare. E tutto questo sotto gli occhi impassibili di chi dovrebbe vigilare e non lo fa; di chi dovrebbe denunciare e non lo fa; di chi dovrebbe allarmarsi e non lo fa; di chi…


Peccato che il grido di allarme lanciato dagli alunni non sia arrivato a tutti. Queste esperienze, per quanto formative e significative, vengono vissute solo dai protagonisti e dai limitati, ma fortunati, spettatori che, generalmente, sono parenti e amici degli stessi attori. Dovrebbero invece essere rivolte all’intera collettività, favorite non solo dalla Scuola, ma anche dagli altri Enti territoriali, per permetterne una maggiore diffusione.
Così tutti avrebbero ascoltato e capito il messaggio sotteso all’opera"Di questa tivù non se ne può più" che è l’urlo di dolore di una generazione, demotivata, delusa e illusa, che va a tentoni, senza punti saldi di riferimento, immersa nel fango del gossip, a contatto con il vuoto esistenziale, priva di un orizzonte di senso.
A chi fa comodo tutto questo? Non vorremmo condividere l’idea di un perverso e occulto disegno socio-politico, teso a trasformare menti e persone in “generatori di insulsaggini”.


Avete ragione ragazzi! È tempo questo di riprendersi dal torpore nel quale stiamo vivendo e di gridare a voce stesa il nostro dissenso per riconquistare le nostre libertà, per riprenderci la nostra unicità e riappropriarci dei nostri pensieri.

A voi il compito di annunciare, tra serio e faceto, il nuovo cammino. A noi, semplici spettatori, ma ferventi educatori, il compito di scuoterci, di capire e di diffondere il vostro messaggio, per affiancarvi sulla strada del riscatto.

A conclusione di questa riflessione, è doveroso un breve commento alla scena più esaltante della rappresentazione teatrale cioè quella degli indigeni, cosiddetti “buzzurri”, che trovano “ridicolo e incolto” l’uomo civile, che non li capisce: il Bettarini della situazione.

Paradossalmente qui la scala valoriale della civiltà si inverte e coloro che dovrebbero capire di meno, dimostrano di sapere di più: hanno dalla loro parte non la scuola, non la televisione, né altre invenzioni moderne, ma solo la saggezza, la virtù dei pensatori, la forza di chi, a contatto diretto con la natura, attraverso l’esperienza vera e vissuta, scopre e impara i segreti del ben vivere.

Altro momento significativo è stato il discorso della Dirigente, Debora Adrianopoli, che, ancora una volta, nel ringraziare gli alunni, la docente Patrizia Staiano, l'artista Gilda Arpino e nel fare loro i meritati complimenti e auguri, ha dimostrato quanto a cuore ha l’educazione dei nostri ragazzi. Si è posta alla platea non con l’autorità o la formalità del ruolo, ma con l’umiltà della persona che, sebbene nuova all’ambiente vicano, si sta prodigando in mille modi per migliorarne l’offerta formativa.    
                                  (La docente Anna Guarracino)





1 commento:

  1. ottimo lavoro e complimenti a docenti e alunni. Son Lina Cazzaniga, docente di scuola primaria della provincia Monza Brianza. Come segretaria dell?associazione "Un palcoscenico per i ragazzi" mi occupo di teatro e di organizzare la Rassegna di teatro di ragazzi che si tiene ogni anno a maggio. Perchè non partecipate anche voi? La Rassegna accoglie spettacoli del territorio nazionale, l'iscrizione è gratuita e lo scambio di esperienze sarebbe fantastico. Contattatemi se volete: sololina@katamail.com o visitate il nostro sito www.un_pacoscenico_per_i_ragazzi

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Dall'antico libro della saggezza....

“ Non inducete i ragazzi ad apprendere con severità e violenza, ma guidateli invece per mezzo di ciò che li diverte, affinché possano meglio scoprire l’inclinazione del loro animo” (Platone)