domenica 20 ottobre 2013

Scuola violenta... altra faccia della realtà!

Il comportamento dei bambini di oggi. Lo sfogo di un'insegnante

Il comportamento dei bambini di oggi. Lo sfogo di un'insegnante

Maleducazione, violenza, episodi di bullismo. I ragazzi di oggi si sono ormai conquistati la fama di essere una generazione di gran lunga peggiore delle precedenti. Si parla spesso di ragazzi delle scuole medie e superiori, ma che dire dei bambini? Che dire dei piccoli che affollano la scuola dell’infanzia, ovvero di coloro che vanno dai 3 ai 5 anni?
Se c’è ancora chi ha in mente l’immagine idilliaca di un gruppo di angioletti che ascoltano in silenzio le fiabe, fanno il girotondo tenendosi amorevolmente per mano e stanno educatamente in coda per aspettare il proprio turno, è bene che faccia un salto in una scuola per chiarirsi le idee. Altrimenti può leggere lo sfogo di G.F., un’insegnante di una delle tante scuole dell’infanzia fiorentine, in servizio da trent’anni.
“Ho sempre messo tantissima professionalità e passione nel mio lavoro, nella convinzione che i bambini non vanno solo ‘badati’, dunque non limitandomi a tenerli buoni, bensì organizzando progetti ed iniziative di ogni genere. Dalla creta alla pasta di sale, dalla pittura sulle lenzuola a quella con le patate; dalle recite alle gite fuori porta, dalle storie lette a quelle inventate dai bambini. Canzoni, balli e recite, insegnamento dei colori, dei cinque sensi, dell’anatomia.
Ma negli ultimi anni realizzare tutto ciò è sempre più difficile, anche perché le classi sono molto numerose: una sola ingnante ha una classe che va da un minimo di 25 a un massimo di 28 bambini. Mentre parlo i bambini urlano, si picchiano, si lanciano sedie. Mi giro un attimo ad aiutarne uno che subito qualcun altro ne combina di tutti i colori. Simulano le lotte che vedono nei cartoni animati, con mosse da pugili professionisti. Si danno testate e pugni come se niente fosse e non ascoltano minimamente. Oggi addirittura, dopo un ‘mini-combattimento’ un bambino ha esclamato ‘Sono stato fantastico!’. Non c’è né rispetto né educazione, questa è la gran parte dei bambini di oggi, che purtroppo rendono impossibile anche la gestione di quelli più calmi e attenti. Parlando con i genitori si scopre poi che molti passano ore davanti alla televisione ed ai videogiochi, assistendo a programmi violenti e giocando, appunto, a fare a botte . Per questo chiedo ai genitori più collaborazione: il problema infatti non può essere risolto solo dalla scuola, i genitori dovrebbero essere i primi nel sensibilizzare ed educare i bambini. Molti ci dicono che ci provano ma non ce la fanno; qualcuno invece passa così poco tempo con i figli che non si rende conto di certe situazioni. E’ da notare poi che tanti sono davvero intelligenti e apprendono facilmente, ma questo passa in secondo piano perché il problema è il comportamento. Non vorrei fare discorsi qualunquisti, ma se le cose non cambieranno sono realmente preoccupata per il futuro”. 

Tratto da:

http://scuolaviolenta.blogspot.com
Fonte: www.055news.it 16/05/2008



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mercoledì 16 ottobre 2013

L'ansia non giova: non opprimere i figli con l'idea della scuola...

Non opprimere i figli con l'idea della scuola  
(di Natalia Ginzburg)

  copertinaAl rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un'importanza che è del tutto infondata. E anche questo non è se non rispetto per la piccola virtù del successo. Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio.
Se vanno male a scuola, o semplicemente non così bene come noi pretendiamo, subito innalziamo fra loro e noi la bandiera del malcontento costante; prendiamo con loro il tono di voce imbronciato e piagnucoloso di chi lamenta un'offesa. Allora i nostri figli, tediati, s'allontanano da noi. Oppure li assecondiamo nelle loro proteste contro i maestri che non li hanno capiti, ci atteggiamo, insieme con loro, a vittime d'una ingiustizia. E ogni giorno gli correggiamo i compiti, anzi ci sediamo accanto a loro quando fanno i compiti, studiamo con loro le lezioni.
In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio. E se là subisce ingiustizie o viene incompreso, è necessario lasciargli intendere che non c'è nulla di strano, perché nella vita dobbiamo aspettarci d'esser continuamente incompresi e misconosciuti, e di essere vittime d'ingiustizia: e la sola cosa che importa è non commettere ingiustizia noi stessi.
I successi o insuccessi dei nostri figli, noi li dividiamo con loro perché gli vogliamo bene, ma allo stesso modo e in egual misura come essi dividono, a mano a mano che diventano grandi, i nostri successi o insuccessi, le nostre contentezze o preoccupazioni. È falso che essi abbiano il dovere, di fronte a noi, d'esser bravi a scuola e di dare allo studio il meglio del loro ingegno. Il loro dovere di fronte a noi è puramente quello, visto che li abbiamo avviati agli studi, di andare avanti.
Se il meglio del loro ingegno vogliono spenderlo non nella scuola, ma in altra cosa che li appassioni, raccolta di coleotteri o studio della lingua turca, sono fatti loro e non abbiamo nessun diritto di rimproverarli, di mostrarci offesi nell'orgoglio, frustrati d'una soddisfazione.
Se il meglio del loro ingegno non hanno l'aria di volerlo spendere per ora in nulla, e passano le giornate al tavolino masticando una penna, neppure in tal caso abbiamo il diritto di sgridarli molto: chissà, forse quello che a noi sembra ozio è in realtà fantasticheria e riflessione, che, domani, daranno frutti.
Se il meglio delle loro energie e del loro ingegno sembra che lo sprechino, buttati in fondo a un divano a leggere romanzi stupidi, o scatenati in un prato a giocare a football, ancora una volta non possiamo sapere se veramente si tratti di spreco dell'energia e dell'impegno, o se anche questo, domani, in qualche forma che ora ignoriamo, darà frutti. Perché infinite sono le possibilità dello spirito.
Ma non dobbiamo lasciarci prendere, noi, i genitori, dal panico dell'insuccesso. I nostri rimproveri debbono essere come raffiche di vento o di temporale: violenti, ma subito dimenticati; nulla che possa oscurare la natura dei nostri rapporti coi nostri figli, intorbidarne la limpidità e la pace. I nostri figli, noi siamo là per consolarli, se un insuccesso li ha addolorati; siamo là per fargli coraggio, se un insuccesso li ha mortificati. Siamo anche là per fargli abbassare la cresta, se un successo li ha insuperbiti. Siamo per ridurre la scuola nei suoi umili ed angusti confini; nulla che possa ipotecare il futuro; una semplice offerta di strumenti, fra i quali forse è possibile sceglierne uno di cui giovarsi domani.
Quello che deve starci a cuore, nell'educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l'amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d'attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos'è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita?
(Natalia Ginzurg, Le piccole virtù, pubblicato originariamente su "Nuovi Argomenti" nel 1960)

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Da "INFORMASCUOLA" -Aggiornamenti quotidiani on line sul mondo della scuola-

I materiali didattici degli anni precedenti sono stati archiviati nel sito della scuola, nella sezione "Videoteca-Scuola". Per visionarli cliccare sul seguente indirizzo: http://www.primocircolovico.gov.it/webschool3/index.php

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Dall'antico libro della saggezza....

“ Non inducete i ragazzi ad apprendere con severità e violenza, ma guidateli invece per mezzo di ciò che li diverte, affinché possano meglio scoprire l’inclinazione del loro animo” (Platone)