sabato 16 agosto 2014

Intelligenze al macero

E se a dirlo è un preside...

Intelligenze al macero
(di Domenico Ciccone)

Non chiederei a nessuno di condividere appieno le teorie di Gardner sulle intelligenze multiple, tuttavia ritengo che la tradizione, la storia, le letteratura e la scuola stessa ci abbiano dimostrato ampiamente che le persone sono portatrici di diverse modalità di apprendimento e di molteplici approcci per risolvere i problemi ed affrontare la vita.
Da dirigente scolastico di un istituto che accoglie, sotto lo stesso tetto ( si fa per dire ), un liceo scientifico tradizionale ed un istituto professionale completo di moltissimi indirizzi con relative opzioni, continuo a rimanere dell’idea che buona parte della crisi economica, che attanaglia il nostro Paese nell’ occidente civilizzato, sia dovuta all’incapacità della scuola di rispondere, con modelli di insegnamento innovativi ed efficaci, non solo ad una domanda di istruzione e formazione completamente nuova e del tutto diversificata ma anche al bisogno di ciascun individuo di esprimere al meglio se stesso, le proprie inclinazioni, attitudini, interessi, conoscenze ed abilità.
L’autonomia della scuola italiana avrebbe dovuto costituire una valida risposta alla costruzione di competenze per le nuove generazioni se solo fosse stata in grado di avvalersi di tutti gli strumenti che, appunto, l’autonomia consente, per propria natura.
Ciò che nell’assetto normativo della L. 59/97 aveva trovato un barlume di adeguatezza per rendere la scuola un luogo nel quale ciascuno dei giovani potesse realizzare appieno la propria peculiare intelligenza, è stato sistematicamente vanificato da una normativa secondaria sempre più restrittiva e mortificante al punto che ormai di autonomia ne rimane ben poca.
Niente organico funzionale, poche risorse economiche, classi di concorso atipiche bloccate da vincoli tutt’altro che progettuali, scarsa propensione dei docenti all’innovazione, atteggiamento furbo ed opportunista di molti studenti che, come in ogni stato confusionale che si rispetti, fanno la loro parte approfittando di ogni opportunità per sbarcare il lunario rigirando il coltello nelle piaghe ormai incancrenite del burn out che attanaglia buona parte dei docenti e del personale della scuola.
Mai come in questo momento occorre un’azione forte e coraggiosa che faccia davvero la differenza. I giovani si stanno adeguando al peggio ritrovando nella scuola un appiattimento delle loro variegate intelligenze che nuoce ad essi stessi ed alla società del futuro.
I curricoli delle scuole autonome dimostrano, in questo senso, minore efficacia dei programmi ministeriali di storica memoria poiché fondano su di un’autonomia zoppicante nella quale nessuno riesce a fare la sua parte. E non potrebbe essere altrimenti in un contesto nel quale l’unica percezione vera che tutti hanno, dopo un quindicennio di autonomia sulla carta, è che siano aumentati a dismisura soltanto gli adempimenti burocratici con uno svantaggio ulteriore rispetto al passato: la zavorra insopportabile degli uffici scolastici regionali e delle loro articolazioni territoriali.
Chi ha il coraggio di dire che, come nel disegno originario, supportano le scuole autonome e ne facilitano i compiti costituzionali di promozione, sviluppo e garanzia del successo formativo?

Ne conosco tanti di ragazzi che hanno un’intelligenza viva, pronta, efficace, volta alla soluzione dei problemi concreti, disposti allo studio ma inclini maggiormente alla frequenza di un ambiente di apprendimento nel quale contino i laboratori, intesi come modelli di costruzione delle competenze basati sulla concreta applicazione di conoscenze ed abilità in contesti vari.
E questi ragazzi non frequentano solo gli istituti professionali; com’è giusto che sia, affollano anche le classi dei licei e dei tecnici, aspettando pazientemente che termini l’ estenuante quinquennio, alla scadenza del quale affronteranno un esame di cui sentono parlare male da tutti; fino a quando lo svolgono personalmente per parlarne male essi stessi, il giorno successivo nonostante vengano promossi tutti.

Nel frattempo, nel bel mezzo di questi problemi che si trascinano da quasi venti anni, stiamo mandando al macero una generazione intera di intelligenze fresche, vivaci e pronte al cambiamento pensando, boriosamente, che siano loro il problema . Nossignori, il problema è la scuola italiana che promuove quasi il 100% dei maturandi per discolparsi, dopo che li ha mortificati negli apprendimenti e nelle risorse intellettuali per l’intero corso scolastico.
Dopo che ha pasticciato con l’autonomia, con i curricoli, con la progettazione didattica e con la valutazione … promuove, senza appello, bocciando ancora una volta se stessa, nel panorama mondiale. In questo modo senza quasi accorgercene abbiamo ipotecato il futuro dell’Italia: nazione abitata da giovani vivi, svegli e creativi ma tanto poco considerati da essere impietosamente parcheggiati nel limbo del 45% di disoccupazione giovanile.
Dobbiamo solo sperare che ce la facciano, nonostante la scuola e la sua sconquassata autonomia!

Continua...

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Dall'antico libro della saggezza....

“ Non inducete i ragazzi ad apprendere con severità e violenza, ma guidateli invece per mezzo di ciò che li diverte, affinché possano meglio scoprire l’inclinazione del loro animo” (Platone)