martedì 29 aprile 2014

-LA DIDATTICA DIGITALE-
LA NUOVA FRONTIERA DELLA MULTIMEDIALITA' INTERATTIVA


http://www.robertosconocchini.it/usare-didapages/4159-i-bambini-di-prima-alla-scoperta-della-vita-nella-fattoria.html 



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lunedì 21 aprile 2014

SCUOLA MIGLIORE SE SI VALUTANO I PROFESSORI

SCUOLA MIGLIORE SE SI VALUTANO I PROF.
di Attilio Oliva* - 18 marzo 2014 | 10:18
Caro direttore, recentemente il Governo ha varato un regolamento (Dpr 80) per dare luogo, anche nel nostro Paese, a un Sistema nazionale di valutazione per la scuola. Esso prevede che per il momento debbano essere valutate tre cose: le singole scuole, i loro presidi-dirigenti e, attraverso i test nazionali dell’Invalsi, gli apprendimenti degli studenti. 

Manca qualcosa secondo voi? Dove si parla degli insegnanti? Da nessuna parte, naturalmente, per la nota opposizione sindacale. Se i ragazzi sono più o meno motivati ed interessati all’apprendimento sembra che la responsabilità sia di altri: i dirigenti, gli ispettori, il sistema... Allora perché perder tempo a scoprire se i singoli insegnanti sanno fare il loro mestiere? Si dovrebbe però ricordare che sia i presidi-dirigenti delle scuole che gli ispettori del futuro Sistema nazionale di valutazione sono per legge reclutati tra i docenti. Non sarebbe allora utile per prima cosa individuare gli insegnanti più apprezzati dalla comunità scolastica in cui operano e in seconda battuta scegliere fra questi chi dovrà dirigere le scuole e chi dovrà valutarle? Non è forse giunto il momento, e le prime dichiarazioni del nuovo ministro Giannini ce lo fanno sperare, di lasciarci alle spalle quella allegra «fattoria degli animali» di orwelliana memoria che è la scuola italiana dove tutti sono uguali per definizione e di riconoscere e valorizzare quelli «più uguali» degli altri? 

♦Buoni insegnanti riescono a compensare i deficit che derivano da condizioni famigliari difficili
È ormai dimostrato che i risultati delle scuole possono differire molto tra loro anche se operano negli stessi ambienti socio-economici. Ciò significa che l’ambiente non è una condizione rigida che stabilisce preventivamente il destino di ogni studente: buoni insegnanti riescono a compensare almeno in parte i deficit che derivano da condizioni famigliari difficili. È evidente allora che la differenza di qualità fra le scuole è determinata dagli insegnanti e dalla dirigenza. Ciò nonostante da molti decenni si reclutano i presidi-dirigenti (sono 8.000, inamovibili una volta nominati) senza prima verificare sul campo le attitudini alla leadership. E si reclutano gli insegnanti per lo più con sanatorie di varia natura che privilegiano l’anzianità di servizio come supplenti senza alcuna valutazione sulla professionalità dimostrata. A noi sembra irresponsabile quella società che non cura come dovrebbe i suoi educatori e non dà riconoscimenti di alcun genere a quelli notoriamente più apprezzati dalla comunità scolastica. In ogni scuola, invece, questi dovrebbero essere usati come modelli e leader pedagogici per aiutare gli altri a migliorare (specie i più inesperti).

♦I dirigenti dovrebbero far crescere gli insegnanti in un ambiente di lavoro stimolante, non lasciarli soli
Va sottolineato che lo sviluppo professionale degli insegnanti è anche conseguenza della capacità della dirigenza di farli crescere in un ambiente di lavoro stimolante, collaborativo e con forte aspirazione al miglioramento continuo. In realtà ciò accade raramente e gli insegnanti sono per lo più lasciati soli, veri e propri autodidatti di fronte a una scuola di massa sempre più difficile da gestire. Tutte le ricerche dimostrano infatti che gli insegnanti chiedono a gran voce di aver un feedback sul loro operato sia da parte dei superiori che dei pari. Solo a queste condizioni la scuola potrà diventare una «comunità di apprendimento» per tutti.
Anche per l’Ocse questi sono i problemi nodali da affrontare perché, come sostiene, «nessun sistema scolastico può essere migliore della qualità dei suoi insegnanti».
*Presidente Associazione TreeLLLe
http://www.corriere.it/scuola/14_marzo_18/scuola-migliore-valutano-prof-insegnanti-476950da-ae7c-11e3-a415-108350ae7b5e.shtml
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sabato 19 aprile 2014

Auguriiiiii!!!

a tutti!!!

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lunedì 7 aprile 2014

Overwhelmed, giovani che sanno e fanno di tutto ma a rischio è la loro futura felicità!

SCUOLA/ Quando gli adulti "distruggono" il tempo dei bambini

Overwhelmed, sovraccarichi, si intitola il libro di Brigid Shulte, giornalista del Washington Post, che ha acceso un dibattito sul tempo anche da noi. E overwhelmed siamo davvero tutti, a ogni età, bambini e ragazzi compresi.
Preda dell'horror vacui siamo tentati di riempire ogni spaziettino delle nostre agende pur di non avere il rischio di fermarci un attimo. Sotto l'assedio dell'angoscia, infatti, quell'attimo libero potrebbe essere percepito come un vuoto insopportabile, un male da cui liberarci, un fastidio da sedare. E allora via con una bulimia di attività che non vede pari nei tempi passati, dove la soddisfazione cede il passo all'efficienza e dove ogni possibile piacere si trasforma automaticamente in dovere. Ci lamentiamo tanto di questo modo di vivere che non sopportiamo, eppure trascuriamo quanto in realtà sia da noi attivamente procurato e mantenuto.
I giovani, persino i bambini, hanno spesso giornate che il Ceo di una multinazionale non invidierebbe loro. Sveglia, scuola, compiti, calcio-tennis-catechismo-chitarra-inglese, ancora compiti, gioco, cena, doccia-denti-cartella, televisione-tablet-computer, sonno. Tutto programmato, anzi rigidamente schedulato come si usa dire. Ottimizzare il tempo sembra la parola d'ordine delle nostre giornate, dove ottimizzare significa unicamente organizzare, farci stare tutto il possibile e se ci riusciamo anche di più, per un profitto che via via si diluisce fino a smarrirsi del tutto e sparire. E così in quel tempo che Zygmunt Bauman aveva correttamente definito liquido finiamo per affogarci dentro davvero. 
Pensiamo un attimo ai bambini. Ne incontro sempre più che alla scuola dell'infanzia fanno già ripetizioni e lezioni private; la prescrittura e la prelettura sono ormai diventati dei dogmi pedagogici indiscutibili, soprattutto indiscutibili per il fatto che i genitori li reclamano a viva voce, facendone anche criterio di scelta delle scuole. Occorre anticipare tutto, i bimbi devono arrivare a scuola sapendo già leggere e scrivere, possibilmente anche in una seconda lingua. Il pensiero che scorre sotto traccia è che così avranno più chance, così saranno più bravi e soprattutto saranno già i primi, perché primi nella vita bisogna per forza essere. 
Consideriamo la diffusione dell'eduteinment, il gioco educativo. Persino il momento del gioco - libero per sua natura, già di per sé capace di attivare e sollecitare l'immaginazione, la fantasia, la sperimentazione di panni nuovi e diversi - ha bisogno di essere invaso e occupato da una preoccupazione pedagogica. Allora ti faccio giocare sì, ma con i giochi educativi che nel contempo ti insegnano qualcosa, che non ti fanno perdere tempo, che ti portano avanti, che senza che tu te ne accorga ti istruiscono. 

(Tratto dal sito www.ilsussidiario.net/News/Educazione.)


 


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Da "INFORMASCUOLA" -Aggiornamenti quotidiani on line sul mondo della scuola-

I materiali didattici degli anni precedenti sono stati archiviati nel sito della scuola, nella sezione "Videoteca-Scuola". Per visionarli cliccare sul seguente indirizzo: http://www.primocircolovico.gov.it/webschool3/index.php

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Dall'antico libro della saggezza....

“ Non inducete i ragazzi ad apprendere con severità e violenza, ma guidateli invece per mezzo di ciò che li diverte, affinché possano meglio scoprire l’inclinazione del loro animo” (Platone)