mercoledì 28 maggio 2014

Il primo Circolo Didattico di Vico Equense si riunisce In preghiera per Carolina...

A conclusione dell'anno scolastico, il nostro Circolo Didattico si raccoglie in preghiera nella Chiesa di San Ciro, a Vico Equense, per ricordare la nostra amatissima Carolina Parlato, nata al cielo nel mese di settembre dello scorso anno. 
L'incontro è per  Sabato 31 Maggio alle ore 19.00. Tutti coloro che lo desiderano, parenti e amici, potranno unirsi a noi in questa Messa in suffragio della cara defunta.
  


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martedì 13 maggio 2014

I TESTS OECD E PISA STANNO DANNEGGIANDO L'EDUCAZIONE IN TUTTO IL MONDO -Che dire? Sono tutti fuori di testa!

GLI ACCADEMICI RITENGONO CHE I TESTS OECD E PISA STIANO DANNEGGIANDO L'EDUCAZIONE IN TUTTO IL MONDO.

In questa lettera al Dr Andreas Schleicher, direttore del programma per la valutazione internazionale degli studenti OECD, accademici di tutto il mondo esprimono profonda preoccupazione sull'impatto dei test PISA e chiedono di sospendere la prossima tornata dei test.
Egregio dr Schleicher,
le scriviamo in quanto direttore del programma di valutazione internazionale degli studenti (PISA) dell'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD).
Sono 13 anni che PISA è riconosciuto nel mondo come uno strumento per classificare più di 60 paesi OECD e non, attraverso la misurazione del livello scolastico in matematica, scienze e lettura di studenti quindicenni. Somministrati ogni tre anni, i risultati sono attesi da governi, ministri dell'educazione, editorialisti e sono citati con autorità in innumerevoli rapporti politici. Hanno cominciato a influenzare profondamente le pratiche educative in molti paesi. In relazione ai risultati PISA, gli Stati stanno rimettendo a punto i loro sistemi educativi nella speranza di migliorare i propri risultati. La mancanza di miglioramenti ha causato in molti paesi crisi e shock, seguiti da richieste di dimissioni o riforme modellate sui precetti PISA.
Francamente abbiamo delle preoccupazioni sulle conseguenze negative delle classificazioni PISA; eccone alcune.
L'uso standardizzato di tests c'è da decenni (nonostante le serie riserve riguardo la loro attendibilità e validità), ma PISA ha contribuito ad una escalation di questo tipo di test e a un'aumentata dipendenza da misurazioni di tipo quantitativo. Per esempio, negli USA, PISA è stata utilizzata come giustificazione per il recente programma "Race to the top" che ha aumentato l'uso di test standardizzati nella valutazione di studenti, insegnanti e amministratori, che li classifica ed etichetta in base ai risultati di test ampiamente riconosciuti come imperfetti (vedi, per esempio, l'inspiegabile declino della Finlandia dal top delle liste PISA).
Nell'ambito delle politiche educative PISA ha causato, col suo ciclo triennale, uno spostamento dell'attenzione su soluzioni di breve respiro, destinate solo a far recuperare delle posizioni in classifica, quando la ricerca mostra che cambiamenti duraturi nella pratica educativa hanno bisogno di decenni per essere fruibili. Per esempio, sappiamo che lo status di insegnante e il prestigio della professione hanno una forte influenza sulla qualità dell'istruzione, ma anche che questo status varia enormemente nelle diverse culture e non è facilmente influenzato da politiche a breve termine.
Enfatizzando solo un ristretto numero di aspetti misurabili dell'educazione, PISA distoglie l'attenzione da quegli obiettivi meno misurabili come lo sviluppo fisico, morale, civico e artistico, restringendo in modo pericoloso il nostro modo di immaginare che cos'è e dovrebbe essere l'educazione.
Come organizzazione di sviluppo economico, OECD propende naturalmente in favore del ruolo economico delle scuole pubbliche. Ma preparare i giovani a un lavoro ben retribuito non è il solo e neppure il principale obiettivo dell'educazione pubblica, che deve preparare gli studenti alla partecipazione democratica, all'azione morale e a una vita impostata sulla crescita personale, sullo sviluppo e il benessere.
A differenza di organizzazioni come UNESCO e UNICEF, che hanno il mandato chiaro e legittimo di migliorare l'educazione e la vita dei bambini nel mondo, l'OEDC non ha questo mandato. Né ci sono al momento meccanismi di effettiva partecipazione democratica al suo interno, che ne guidi le scelte in ambito educativo.
Per portare avanti PISA e una serie accessoria di servizi, OECD ha scelto partnership tra pubblico e privato, ha stretto alleanze con multinazionali interessate al profitto che guadagnano finanziariamente su ogni deficit presunto o reale che PISA ha scoperto. Alcune di queste società forniscono servizi educativi a scuole e distretti scolastici americani con fini di lucro, così come ha fini di lucro il nuovo piano di esportare PISA in Africa.
Infine, ma importantissimo, il nuovo regime PISA, col suo continuo ciclo di testing globale, danneggia i nostri ragazzi e impoverisce le nostre classi, sempre più coinvolte in numerose batterie di test a scelta multipla, con più lezioni preconfezionate fornite da un "rivenditore" e minore autonomia per gli insegnanti. In questo modo PISA ha ulteriormente innalzato nelle scuole il livello di stress, che mette in pericolo la salute di studenti e insegnanti.
Questi aspetti sono in aperto conflitto con i principi largamente accettati di buona pratica educativa e democratica:
Nessuna riforma di qualche valore si può basare su un'unica e restrittiva misura della qualità.
Nessuna riforma dovrebbe ignorare il ruolo importante di fattori non educativi, il più importante dei quali è la disuguaglianza socio economica. In molti paesi, tra i quali gli USA, la diseguaglianza è drammaticamente aumentata negli ultimi 15 anni, dispiegando un progressivo gap tra ricchi e poveri che nessuna riforma educativa, per quanto sofisticata, potrà cambiare.
Un'organizzazione come OECD, come tutte le organizzazioni che influenzano la vita delle nostre comunità, dovrebbe essere aperta a valutazione da parte delle comunità stesse.
Le stiamo scrivendo non solo per sottolineare mancanze e problemi, vorremmo anche offrire idee costruttive e suggerimenti che aiutino ad alleviare le preoccupazioni sopra citate.
Anche se non complete, esse mostrano come l'apprendimento possa essere migliorato senza gli effetti negativi sopra menzionati:
1. Trovare alternative alle classifiche e pensare a modi più significativi e meno sensazionali di riportare i risultati; per esempio, paragonare quindicenni di paesi ricchi con i coetanei di paesi poveri, dove il lavoro minorile è un dato di fatto, non ha senso e apre all'OECD la strada del colonialismo nell'istruzione.
2. Dare spazio ad una più ampia partecipazione; ad oggi, i gruppi con la più alta influenza sono stati psicometristi, statistici ed economisti. Essi meritano un posto al tavolo di discussione, così come genitori, educatori, amministratori, studenti e le figure accademiche di antropologi, sociologi, storici, filosofi, linguisti e coloro che si occupano di studi umanistici e arte. Che cosa e come valutiamo l'educazione di un quindicenne dovrebbe essere oggetto di discussione a livello locale, nazionale, internazionale.
3. Includere organizzazioni nazionali e internazionali nella formulazione di metodi di valutazione e di standard, perché queste organizzazioni si preoccupano anche di salute, sviluppo umano, benessere, felicità di studenti e insegnanti ma anche le associazioni di insegnanti, genitori e ammministratori, per citarne alcuni.
4. Pubblicare i costi diretti e indiretti della somministrazione di PISA in modo che i contribuenti possano pensare a usi alternativi dei milioni di dollari spesi per i test e decidere se vogliono continuare a partecipare al programma.
5. Accettare la supervisione di gruppi di monitoraggio indipendenti che possano osservare la somministrazione di PISA dal concepimento all'esecuzione, cosicché domande sul format dei test e sulle procedure statistiche e di punteggio possano essere misurate imparzialmente.
6. Rendicontare in modo dettagliato il ruolo di privati e società con fini di lucro nella preparazione esecuzione e follow-up dei risultati per evitare conflitti di interesse.
7. Rallentare la juggernaut (mostruosa e malefica potenza) dei test. Considerare di saltare il prossimo ciclo PISA per discutere a livello locale, nazionale, internazionale. Ciò darebbe il tempo di formulare nuove e migliori forme di valutazione dell'apprendimento collettivo.
Presumiamo che gli esperti PISA dell'OECD siano motivati da un sincero desiderio di migliorare l'educazione, ma non riusciamo a capire come la vostra organizzazione sia riuscita a diventare l'arbitro globale dell'educazione nel mondo. La ristretta focalizzazione su test standardizzati rischia di trasformare l'apprendimento in schiavitù. Poichè PISA ha trascinato i governi di tutto il mondo in una competizione internazionale per i migliori risultati, OECD si è assunta il compito di creare la politica dell'educazione nel mondo senza dibattiti. Siamo preoccupati che misurare una grande diversità di tradizioni educative con un unico ristretto metro possa alla fine danneggiare irreparabilmente le nostre scuole e i nostri studenti.
Cordiali saluti,
Andrews, Paul Professor of Mathematics Education, Stockholm University
Atkinson, Lori New York State Allies for Public Education
Ball, Stephen J Karl Mannheim Professor of Sociology of Education, Institute of Education, University of London
Barber, Melissa Parents Against High Stakes Testing
Beckett, Lori Winifred Mercier Professor of Teacher Education, Leeds Metropolitan University
Berardi, Jillaine Linden Avenue Middle School, Assistant Principal
Berliner, David Regents Professor of Education at Arizona State University
Bloom, Elizabeth EdD Associate Professor of Education, Hartwick College
Boudet, Danielle Oneonta Area for Public Education
Boland, Neil Senior lecturer, AUT University, Auckland, New Zealand
Burris, Carol Principal and former Teacher of the Year
Cauthen, Nancy PhD Change the Stakes, NYS Allies for Public Education
Cerrone, Chris Testing Hurts Kids; NYS Allies for Public Education
Ciaran, Sugrue Professor, Head of School, School of Education, University College Dublin
Deutermann, Jeanette Founder Long Island Opt Out, Co-founder NYS Allies for Public Education
Devine, Nesta Associate Professor, Auckland University of Technology, New Zealand
Dodge, Arnie Chair, Department of Educational Leadership, Long Island University
Dodge, Judith Author, Educational Consultant
Farley, Tim Principal, Ichabod Crane School; New York State Allies for Public Education
Fellicello, Stacia Principal, Chambers Elementary School
Fleming, Mary Lecturer, School of Education, National University of Ireland, Galway
Fransson, Göran Associate Professor of Education, University of Gävle, Sweden
Giroux, Henry Professor of English and Cultural Studies, McMaster University
Glass, Gene Senior Researcher, National Education Policy Center, Santa Fe, New Mexico
Glynn, Kevin Educator, co-founder of Lace to the Top
Goldstein, Harvey Professor of Social Statistics, University of Bristol
Gorlewski, David Director, Educational Leadership Doctoral Program, D'Youville College
Gorlewski, Julie PhD, Assistant Professor, State University of New York at New Paltz
Gowie, Cheryl Professor of Education, Siena College
Greene, Kiersten Assistant Professor of Literacy, State University of New York at New Paltz
Haimson, Leonie Parent Advocate and Director of "Class Size Matters"
Heinz, Manuela Director of Teaching Practice, School of Education, National University of Ireland Galway
Hughes, Michelle Principal, High Meadows Independent School
Jury, Mark Chair, Education Department, Siena College
Kahn, Hudson Valley Against Common Core
Kayden, Michelle Linden Avenue Middle School Red Hook, New York
Kempf, Arlo Program Coordinator of School and Society, OISE, University of Toronto
Kilfoyle, Marla NBCT, General Manager of BATs
Labaree, David Professor of Education, Stanford University
Leonardatos, Harry Principal, high school, Clarkstown, New York
MacBeath, John Professor Emeritus, Director of Leadership for Learning, University of Cambridge
McLaren, Peter Distinguished Professor, Chapman University
McNair, Jessica Co-founder Opt-Out CNY, parent member NYS Allies for Public Education
Meyer, Heinz-Dieter Associate Professor, Education Governance & Policy, State University of New York (Albany)
Meyer, Tom Associate Professor of Secondary Education, State University of New York at New Paltz
Millham, Rosemary PhD Science Coordinator, Master Teacher Campus Director, SUNY New Paltz
Millham, Rosemary Science Coordinator/Assistant Professor, Master Teacher Campus Director, State University of New York, New Paltz
Oliveira Andreotti Vanessa Canada Research Chair in Race, Inequality, and Global Change, University of British Columbia
Sperry, Carol Emerita, Millersville University, Pennsylvania
Mitchell, Ken Lower Hudson Valley Superintendents Council
Mucher, Stephen Director, Bard Master of Arts in Teaching Program, Los Angeles
Tuck, Eve Assistant Professor, Coordinator of Native American Studies, State University of New York at New Paltz
Naison, Mark Professor of African American Studies and History, Fordham University; Co-Founder, Badass Teachers Association
Nielsen, Kris Author, Children of the Core
Noddings, Nel Professor (emerita) Philosophy of Education, Stanford University
Noguera, Pedro Peter L. Agnew Professor of Education, New York University
Nunez, Isabel Associate Professor, Concordia University, Chicago
Pallas, Aaron Arthur I Gates Professor of Sociology and Education, Columbia University
Peters, Michael Professor, University of Waikato, Honorary Fellow, Royal Society New Zealand
Pugh, Nigel Principal, Richard R Green High School of Teaching, New York City
Ravitch, Diane Research Professor, New York University
Rivera-Wilson Jerusalem Senior Faculty Associate and Director of Clinical Training and Field Experiences, University at Albany
Roberts, Peter Professor, School of Educational Studies and Leadership, University of Canterbury, New Zealand
Rougle, Eija Instructor, State University of New York, Albany
Rudley, Lisa Director: Education Policy-Autism Action Network
Saltzman, Janet Science Chair, Physics Teacher, Red Hook High School
Schniedewind, Nancy Professor of Education, State University of New York, New Paltz
Silverberg, Ruth Associate Professor, College of Staten Island, City University of New York
Sperry, Carol Professor of Education, Emerita, Millersville University
St. John, Edward Algo D. Henderson Collegiate Professor, University of Michigan
Suzuki, Daiyu Teachers College at Columbia University
Swaffield, Sue Senior Lecturer, Educational Leadership and School Improvement, University of Cambridge
Tanis, Bianca Parent Member: ReThinking Testing
Thomas, Paul Associate Professor of Education, Furman University
Thrupp, Martin Professor of Education, University of Waikato, New Zealand
Tobin, KT Founding member, ReThinking Testing
Tomlinson, Sally Emeritus Professor, Goldsmiths College, University of London; Senior Research Fellow, Department of Education, Oxford University
Tuck, Eve Coordinator of Native American Studies, State University of New York at New Paltz
VanSlyke-Briggs Kjersti Associate Professor, State University of New York, Oneonta
Wilson, Elaine Faculty of Education, University of Cambridge
Wrigley, Terry Honorary senior research fellow, University of Ballarat, Australia
Zahedi, Katie Principal, Linden Ave Middle School, Red Hook, New York
Zhao, Yong Professor of Education, Presidential Chair, University of Oregon

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I TEST A SCUOLA CHE UCCIDONO LA GIOIA DI APPRENDERE

L’appello internazionale considera inammissibile alla radice l’idea di costruire un intero sistema di valutazione sui test e mette in luce i guasti che sta producendo questa prassi.
I TEST A SCUOLA CHE UCCIDONO 
LA GIOIA DI APPRENDERE
di Giorgio Israel - Il Messaggero – 13 maggio 2014
È primavera e a scuola sbocciano i test Invalsi. Con essi torna il monito a non muovere critiche che non siano costruttive. Pur attenendosi al precetto si constata, anche quest’anno, una miscela di test ragionevoli e di altri che suscitano dubbi circa le competenze di chi li ha pensati. La via del miglioramento è lunga, soprattutto se le critiche saranno ancora ignorate. Ma resta aperta la domanda: per andare dove? Cosa può dare l’analisi dello stato dell’istruzione mediante test, pur al massimo delle sue possibilità?
La domanda è resa impellente dal torrente polemico che si rovescia sul più famoso sistema internazionale di valutazione mediante test, Ocse-Pisa, noto in Italia per averci sempre posto al fondo delle classifiche. Nelle ultime rilevazioni aveva suscitato stupore la schiacciante superiorità della Cina, poi spiegata dal fatto che ai test avevano partecipato le migliori scuole del distretto di Shangai.
Aveva destato sorpresa l’inatteso crollo della Finlandia, da sempre ai primi posti. Qualche anno fa avevamo indicato che, per ammissione di autorevoli personalità di quel Paese, l’insegnamento della matematica era stato stravolto in funzione del successo nei test Ocse-Pisa, il che lasciava prevedere che fluttuazioni nelle modalità dei test avrebbero potuto cambiare i risultati. Ora si viene a sapere qualcosa di molto più grave: solo il 10% degli studenti dei vari Paesi sostiene effettivamente i test di lettura Pisa, mentre gli altri entrano nelle statistiche simulando le risposte mancanti con numeri casuali.
Ne è nata una polemica furiosa in cui la difesa ha opposto che questa è una prassi usuale in statistica, mentre uno statistico di fama come David Spiegelhalter ha sostenuto che i metodi usati sono sbagliati e che «ricavare lezioni da Pisa è difficile quanto prevedere chi vincerà una partita di calcio». Ora, una lettera firmata da un stuolo di autorevoli personalità a livello internazionale (pubblicata sul Guardian col titolo “I test Ocse-Pisa stanno danneggiando l’educazione in tutto il mondo”) contesta il metodo dei test al di là delle questioni tecniche. Difatti, gli articoli di critica tecnica pullulano, ma gli enti di valutazione fanno orecchie da mercante.
Per esempio, il nostro Invalsi considera come Verbo un modello matematico largamente criticato e di cui recenti ricerche indicano l’inapplicabilità proprio ai test usati nel 2009 per le scuole medie. L’appello internazionale considera inammissibile alla radice l’idea di costruire un intero sistema di valutazione sui test e mette in luce i guasti che sta producendo questa prassi.
La lettera in questione critica la credenza feticistica nei numeri che fa trascurare qualità fondamentali come quelle morali, civiche o artistiche (e aggiungiamo noi, anche le competenze scientifiche e letterarie che non sono riducibili a numeri). Denuncia lo spostamento d’attenzione sul breve termine, mentre solidi miglioramenti nella qualità di istruzione e insegnamento richiedono decenni. Denuncia una visione angustamente economicista che cancella il fatto che l’istruzione non forma solo forza-lavoro ma soggetti capaci di partecipare a una società democratica, all’azione morale e a una vita di crescita personale; per cui, per molti versi, inclusa la disastrosa tendenza a bandire la conoscenza dall’istruzione, compromette il futuro della democrazia.
Questa tendenza tecnocratica è manifestata dal fatto che l’istruzione sta diventando terreno riservato a economisti, statistici e psicometrici, escludendo soggetti che non hanno minori diritti a “sedersi al tavolo”: insegnanti, educatori, studiosi disciplinari di ogni sorta, famiglie, studenti, amministratori. Infine, il ciclo continuo di testing produce un clima nevrotico nelle scuole e, sostituendo l’insegnamento con l’addestramento, «uccide la gioia di apprendere».
Tra le molte altre osservazioni ne ricordiamo una fondamentale: «misurare grandi diversità di tradizioni educative con un criterio unico, ristretto e parziale, può danneggiare irreparabilmente i nostri studenti e le nostre scuole».
Siamo di fronte a un documento che ha un valore cruciale, particolarmente importante per un Paese come l’Italia che sta costruendo il suo sistema di valutazione. E va respinto il solito ammonimento: chi critica non vuole la valutazione. Anche il ministro Giannini ha ricondotto le critiche alla tendenza a dire: «Bene la valutazione, ma non nel mio cortile». Che vi sia chi ragiona così è indubbio. Ma riprovarlo non implica chiudere la bocca a chi non difende cortili, vuole la valutazione, propone altri modelli – per esempio, basati su metodi ispettivi – ma non accetta qualsiasi cosa a scatola chiusa, tantomeno il feticcio dei test, ancor meno se si prospetta di usare i test Invalsi anche per valutare gli insegnanti.
Nelle sue dichiarazioni, il ministro ha osservato che, come un buon medico si valuta se i suoi malati guariscono o restano in buona salute, così l’insegnante si valuta dal risultato del processo di apprendimento. Ma già qui non ci siamo. Perché quel che fa la differenza è l’oggetto: altrimenti, i peggiori medici sarebbero gli oncologi e i migliori quelli che curano i raffreddori. Inoltre, i concetti di salute e malattie sono tutt’altro che univoci. Ciò è materia di dibattito scientifico e valutare un medico è cosa molto più complessa che non fare test sull’evoluzione dello stato dei suoi pazienti.
Lo stesso dicasi per gli insegnanti: la bravura di un insegnante può essere offuscata da un contesto difficile mentre può rifulgere la mediocre qualità di un insegnante che opera in un contesto facile. Né la qualità degli apprendimenti è riflessa, se non a livelli minimali, dalle prestazioni nei test. Del resto, se il ministro ha accolto l’idea di sostituire i test d’ingresso a medicina con un modello di tipo francese, in cui la selezione viene fatta con esami di merito dopo un anno, non può ritenere che i testi possano servire a valutare il sistema dell’istruzione, gli studenti e addirittura gli insegnanti.
Qualche forma di testing elementare può servire, purché a dosi omeopatiche, impedendo qualsiasi sostituzione dell’insegnamento ordinario con l’addestramento ai test, e combattendo l’affarismo sui manuali di addestramento. Ma ridurre la complessità della problematica dell’istruzione alle crocette è inaccettabile. Curiosi tempi i nostri, in cui si straparla di “complessità” e poi si pretende di ridurre tutto a schemini semplici.
Un sistema di valutazione efficace deve valorizzare pienamente l’aspetto umano e culturale, e quindi non può basarsi altro che su metodi di ispezione incrociata interni al sistema (lontani dal vecchio sistema ispettivo ministeriale) di cui esistono molti modelli che possono essere studiati e articolati nei dettagli.
L’appello internazionale chiama ad affrontare con coraggio e senza conformismi questa tematica, offrendo al nostro Paese l’opportunità di evitare vie schematiche che hanno prodotto altrove pessimi risultati. Non a caso, l’appello è nato nel mondo anglosassone, dove il feticcio del testing e dell’accountability quantitativa ha prodotto dissesti tali da spaccare in modo drammatico il mondo dell’educazio
ne.

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sabato 10 maggio 2014

Auguri mamme!


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I materiali didattici degli anni precedenti sono stati archiviati nel sito della scuola, nella sezione "Videoteca-Scuola". Per visionarli cliccare sul seguente indirizzo: http://www.primocircolovico.gov.it/webschool3/index.php

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Dall'antico libro della saggezza....

“ Non inducete i ragazzi ad apprendere con severità e violenza, ma guidateli invece per mezzo di ciò che li diverte, affinché possano meglio scoprire l’inclinazione del loro animo” (Platone)